Arrivai a Brera da una formazione figurativa e l’astratto mi sembrava il risultato del caso.

Avevo bisogno di una logica e dovevo partire da qualcosa di concreto.

La mia aula non aveva a disposizione la modella e così iniziai a disegnare le sedie e gli sgabelli che mi circondavano. I professori continuavano a dirmi che dovevo trovare il mio stile e io non comprendevo cosa intendessero. Mi sono quindi focalizzata sulle forme, sui particolari, sulla struttura degli oggetti che avevo attorno e le sedie divennero luoghi di un altrove, architetture sconosciute, forme che mi divertivano.

Non sapendo cos’altro fare per raggiungere il fatidico stile, presi una decisione drastica: le sedie le avrei esplose nello spazio! Comprai tavole di legno multistrato, le tagliai a pezzi e ci dipinsi sopra solidi rotti, immaginando di farli vorticosamente aleggiare intorno a me. Mi divertii molto a creare una specie di puzzle non risolvibile sulle pareti dei muri e inchiodai il mio risultato. Avevo trovato una strada.











Oggi il lavoro occupa la maggior parte del mio tempo e dopo giornate trascorse in ufficio dove la precisione e la pazienza fanno da protagoniste, la pittura è mutata di conseguenza. L’istinto ha preso il sopravvento sulla metodica, la gestualità si è resa forte sulla forma, alla ricerca di colori, di luci, di gesti, di quella gioia e fantasia che avevo da bambina, che mi permetteva di giocare con qualsiasi cosa avessi intorno, senza una logica convenzionale, ma con un’espressività liberatoria, fuori dagli schemi. Per me dipingere è diventato uno sfogo cromatico. Non ho comunque perso il fascino per la struttura, l’oggetto, il solido, ne ho solo cambiato il metodo: invece di dipingerlo lo incollo. La concretezza la trovo in bulloni, viti, sassi, rondelle, bottoni, corde o qualunque altra cosa trovi. Un irresistibile ready-made da bricolage dal quale non posso esimermi.

Non so se alla fine lo stile lo abbia trovato, quello di cui sono certa è che mi piace fare quello che faccio.

















Con piacere e con gioia, iniziando per caso e proseguendo con passione, collaboro come giurata in due concorsi pittorici, che mi regalano forti emozioni e mi arricchiscono la mente: ad Arcene con I.de.a.a., concorso curato dall’attivo Vanni Ubbiali e ad Albino con Arte sul serio, associazione viva e dinamica gestita in primis da Federico Bianchi e Simona Brena.

Il piacere immenso di conoscere, osservare, comprendere, condividere, narrare, interpretare, farsi trasportare dall’espressività altrui, per poi rimanerne felicemente contagiati.